Autor: P. NUGNEZ
Título: COPIA D'UNA LETTERA DEL PAdre Melchior Nugnez Preposito Prouinciale della Compagnia di IESV nell'India, scritta in Machuam porto della China, alli.23.di Noue*bre.1555.per li suoi Fratelli dell'India.
Colección: AVISI PARTICOLARI DELAVMENTO CHE IIDIO DA ALLA SVA CHIESA CATHOLICA NELL'INDIE, ET SPETIALMENTE NELLI REGNI DI GIAPPON, CON INFORmatione della China, riceuuti dalli Padri della Compagnia di IESV, questo anno del.1558.
Lugar y Fecha: 1555
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AVISI PARTICOLARI DELAVMENTO CHE IIDIO DA ALLA SVA CHIESA CATHOLICA NELL'INDIE, ET SPETIALMENTE NELLI REGNI DI GIAPPON, CON INFORmatione della China, riceuuti dalli Padri della Compagnia di IESV, questo anno del.1558. (p.1)

COPIA D'UNA LETTERA DEL PAdre Melchior Nugnez Preposito Prouinciale della Compagnia di IESV nell'India, scritta in Machuam porto della China, alli.23.di Noue*bre.1555.per li suoi Fratelli dell'India.

LA GRATIA ET PACE DI IESV Christo.S.N. habiti sempre nell'anime nostre. L'a*no precedente vi scribi come haueuo passato l'inuernata in Malaccha; Adesso per rinfrescar la memoria familiarmente con li miei dilettibimi fratelli delle gratie riceuute'dalla Diuina mano, e per Consolarmi in Christo con voi, scriuendoui, già che con la presentia corporale non pobiamo conuersarci;vi scriuerò la somma del nostro viaggio, e li fiori della croce;con che in Benedetto IESV ci hà ricreati: e saro breue, perche non pensaua scriuerui adesso pur lo faccio essendo la naue per partirsi. Partimmo adu*que di Malaccha il primo d'Aprile del.55.pe'l Giappon;hauendoci posto l'antico ferpente molti impedime*ti, per non poter far questa nauigatione. Hor non trouandosi naue, che di là andasse, hebbemo da Don Antonio de Norogna Capitano di Malaccha vna carauella del Rè; quale è stata grande instrumento,per molto farci imparar la patienza nelle auuersità, e tener fissa la speranza in Dio. Bisognò che noi l'accommodabimo d'vfficiali, marinari e tutto il resto, che era necessario, con la fatica nostra, e spesa di nostro fratello Ferrante Mendez: e tremesi Gennaro,Febraro,e Marzo spendemmo in metterla in ordine; al fine delli quali mi visitò Iddio co* una graue (p.26)

infirmità; della quale benche non fubi ancora sano, m'imbarcai pur con li miei fratelli. E tanta la bontà d'Iddio che in mezzo di questi negotii, che sono di tanta distrattione, e tanto contrarii alla mia natura; mi daua spetial consolatione, sopplendo anche nelli miei fratelli; con l'aiuto suo, quelche mancaua dell'industria esteriore. Ci partimmo co* tante lagrime degl'habitatori di quella Città che à me erano di non poca confusione, e à tutti di grand'edificatione. Ci siamo trouati nella nauigatione in molti pericoli Iddio sia laudato, che cosi proua li suoi.Il primo fu à.36.miglia da Malaccha, doue vna tempesta ci ruppe la vela; e se non la rompeua ci metteua nel fondo. Il secondo come arriuammo allostretto di Sincapura; la carauella diede in seco; essendo pur quella Terra di nimici,che ha*no ammazzato questi di passati alcuni Portughesi con molti tormenti. Qui trouandosi gl'hommi come persi, mi pregorno, che in vna barchetta, che chiamano machua, andabi dietro vn galeone, che poco inanzi era passato à canto di noi, per domandargli soccorso, per saluarla vita e robe loro. Et cosi entrai in quella con gli fratelli Ferrante e Stefano de Goes: e sopra venendoci la notte vidimo venir dopò noi,da.50.barche (che dicono paraos) di mori di Lantanai; liquali ci veniuano tanto appresso e con tanti gridi, che quasi si sbalordiuano. Fù ben all'hora necessario armarci della fede, e orationi; e alcuni che nella barca veniuano d'arcchibubi. Non vogliate saper altro fratelli miei, senon, che mi messero à me in mano vn tizzon di fuoco; accioche facebi mostra di archibusso; e in vero; essendo la morte ta*to presente, speraua io poco nel tizzone, e meno negl'archibubi ma nell'aiuto di colui, qui est aiutor in opportuni- (p.27)

tatibus in tribulatione;il quale pur volse che essendo quasi già presi dalli nimici,ariuabimo presso al Galeone: e cosi vedendoci li mori hauer gia il fauor di quello ci lasciorno. Questa cosa auanti l'esperienza non la sentiua io cosi ; ma adesso che l'ho prouato, sento che ne digiuni ,ne discipline, ne altre morificationi alcune ,arriuano à questo di veder, la morte presente. Aiutati adunque dal Galeone ;e tornati alla carauella,volse Iddio, che già la trouammo fora delle pietre. Il terzo fu, arriuando in vn'Isola, chiamata Pelotimaon;doue entrando i Portughesi, nella campagna v'erano li mori nascosi in vna imboscata; e se non erano sentiti,correuano pericolo d'essere ammazati con saette, che vsano auuelenate. Quiui etiam ci fugirno cinque marinari Mori delli più necessarii nel gouerno della carauella;tanto che durammo fatica col capitano, e col gouernatore d'essa, che chiamano piloto, de fargli passare inanzi. Il quarto fu arriuando à Patane, doue era tutta la terra in arme, contra Porteghesi, per che il Galeon sopra detto, haueua preso una nave dell'istesso capitano di Patane, ammazzando la gente di quella: e in tutti questi pericoli era cosa di molto lodar Iddio Nostro Signore, vedere non solamente li nostri, ma etiam li fauciulli orfanelli, che me navamo, con gra*de fortezza d'animo; doue si vedeua chiaramente; che quanto d'vna parte il Signore permetteua pericoli, e trauagli, in proua della patienza; tanto d'altra parte soppleua con la sua liberale e benignibima mano le necebità nostre, co* la sua gratia. Nel principio del Maggio partimmo de Patane molto allegri; perche non doueuamo pigliar già altra terra: che quella del Giappon; e sperauamo far la festa de Santo Giouanni, nella Citta di (p.28)

Bungo,con li nostri fratelli charibimi , e altri christiani che lì stanno: Ma ò fosse per li peccati nostri , ò per che al demonio molto dispiacesse questo viaggio ; ò per la Diuina Sapienza e suoi occulti giudicii, che volse mostrare che non la nostra volontà ; ma la sua si ha d'adempire; ci sopra venne vna grande tempestà in mezzo del golfo de Pullocondor tal che cominciando ad aprirsi la carauella per disotto,con le grand',onde etiam per disopra dell'vna parte, e de laltra l9 s'empiua d'acqua:di modo, che non si poteua guttare con attendere alla bomba de di,e di notte.Si vedeuano il capitano,e Portughesi seculari ,che andauano in quella, in tanto pericolo, che mi ricercavano da parte d'Iddio, che io non volebi, che ebi perdessero l'anime, e vite sue, per saluar quelle delli Giapponesi; e giurorono nelle mani del capitano:che per quanto l'esperienza li daua à conoscere delli grandi mari,e tempestuosi che sono nella costa della China naturalmente era impobibile nella carauella poter arriuarui; anzi che con quella ci sariamo p*si e cosi à richiesta di tutti,bisognò tornare. Potete considerare fratelli miei,qua*ta croce ci sia stata il disfar vn viaggio con tanti desiderii, fatiche, e pericoli fatto. D'una parte ci affligeua e confondeua,vederci indegni de finir il nostro viaggio;e dell'altra il rispetto della caravella; laquale per la molt'acqua, che v'entraua; pareua sene douesse andar al fondo.Ci fu anche il vento tanto contrario; che in 130.miglia in circa,penso mettemmo da quaranta giorni. Tornando adunque à Pollotimaon, tre giorni dopò che arriuammo; vi giunsero anche due naui di Portughesi, per rinfrescarsi d'acqua; le quali andauamo alla China e i Capitani di quelle ci pregorno à lasciar la carauella; nella (p.29)

quale andauamo à tanto rischio; e che cen'andabimo con loro alla China; che dilà Iddio.N.S. derebbe alcun'ordine, per passar al Giappon: e quantunque stetti in dubiò, s'Iddio.N.S. sarebbe piu seruito, che tornabi all'India; Vedendo, che non ci sarebbe la motione, ò vero tempo di nauigare de Malaccha, per l'India, se non di la a.9.mesi, e che andando alla China potrei pigliar speranza della terra, per quelche importa per la co*uersione d'essa: e che forse quiui hauerei lettere dell'India, e del Giappon e farei anche proua di far qualche frutto nella China; potendo eleggere dopoi la parte, che mi paresse à maggior gloria Diuina, e maggior aiuto dell'anime. Finalme*te ci risoluemmo d'imbarcarci con loro: Nientedimeno prima, che lasciassimo la Carauella, ci accadette vn pericolo; doue c'è stata la morte più vicina, che mai; imperoche vna tempestà, che ci soprauenne, cauò il Galeone, ch'era molto grande; e p* esser di notte oscura, venne à dar sopra la nostra Carauella: e poco mancò, che non la mettesse in fondo: andammo pur à dar incerti sabi, che sela Diuina misericordia non ci hauesse liberato; anche la ci sariamo persi. Alcuni secolari in vita piangeuano sua morte: e si spauentauano; che in vn viaggio preso per seruigio d'Iddio si trouauano tanti contrasti; mostrando la lor poca fede in questo; non intendendo, che la Maestà sua diuina castiga quelli, che ama, e affina gl'eletti suoi, come l'oro nella fornace. Vi dò cosi minuto conto fratelli charibimi, acciò vediate la cura, che la diuina bontà ha hauto di raffinar questi inetti istrumenti, accio che dopoi, che fussero ben prouati, e purgati della rugine, diuentassero più atti à seruirla nella più sublime opera che è la conuersione delle genti. Ne gli piacque, che// (p.30)

cosi imperfetti,cominciabimo impresa tanto grande;se prima le vertù,che per simil'opera si ricibiedono ,non acquistabimo. O fratelli miei, quanta occasione, di rendere gratie al donator di quelle, ci hà date, il vedere quante volte, nelle maggiori tempestà, che si leuauano; comandando all'onde, e alli venti, che cessassero; il dolcibimo IESV ci diceua; quare dubitastis modicae fidei? Quanto anche c'insegnasse la vertù della speranza: quando, permettendo che à tanti pericoli incorrebimo: per prouarci; e poi liberandoci de quelli sempre che à lui ci voltauamo; imparabimo con l'isperienza ,à tener con più sicurta solamente in lui fissa l'anchora della nostra confidenza. Lui si degni darci anchora gratia, che non siamo ingrati di tanti beneficii; et che non siamo negligenti ad aquistar quelli doni ,che egli per tante vie ci vuol communicare, Passati al Galeone di Franceso Toscano, padre d'vno che habbiamo nel collegio di Goa, arriuammo à San Choan à mezzo Luglio; spassando per vn luogo: oue solamente erano tre braccia e mezzo d'acqua: e il fondo di pietra con vn vento forte; che se in quella hauesse tocco il Galeone si sarebbe rotto. In simili pabi ci consolauamo molto, ricorrendo à tutti li santi:e spetialmente alla santa trinità,per modo di letanie.In San Choan(ch'è vn'Isola nouanta miglia dalla dosta di Cantaon mi fece gratia Iddio di poter dir messa sopra il luogo:doue mi dissero esser stato sepelito il corpo del nostro benedetto.P.M.Francesco.Procurai in questa Isola, d'essere di la condotto alla Città nellaquale prima non si poteua entrare, come ne anche in tutto il Regno della China, Ma mi persuado io,(come anche tutti questi Portughesi) che per l'orationi del detto Benedetto Padre, subito (p.31)

subito dopò la sua morte,diedero li Chinesi luogo; acciò li Portughesi potessero andar di là, e hauer commercio co* quelli di Cantaon, e d'altre parti della China; il che benche per se solo tanto il benedetto Padre e con tanta fatica lo procurasse: non piacque à Dio che in quella città gia mai potesse entrare, e noi senza nessuna difficultà per sua intercebione l'habbiamo hor ottenuto.
Et per che credo, vi sarà grato intendere alcunc cose di questa Prouincia, vi potrò come testimonio di vista, raco*tare quel che di quella hò veduto: e vdito: benche breuemente. Tiene la China tredici Prouincie, ò vero Regni in ciascun delli qualli vi è vna Città principale, come capo: della quale esce il gouerno; e alla quale tutta la Prouincia è suggetta. Fra tutte queste.13.Città grandi e capi delle Prouicie, dicono esser Cantaon la più piccola: e nientedimeno à giudicio di tutti li Portughesi che qui ci trouiamo per la moltitudine di gente che tiene, giudichiamo sarà à lei più che Lisbona e l'altre molto più grandi. Questa ha buoni muri, buone case: e ciascuna strada d'essa tiene vna porta, laquale si serra di notte: acciò che dall'vna non possa andarsi all'altra à rubare, ò à faruisi altri maleficii: Et la maggior parte di queste strade tengono archi trionfali: iquali mi pare ,passaranno mille:e non è marauiglia che vene siano tanti: poi che li Gouernatori, che ogni tre anni si mutano, al fin del suo gouerno, partendosi, lasciano vn di questi archi per loro memoria con lettere sculpite che danno testimonio dell'autore,e del tempo. Nelle strade, oue non sono di questi archi: vi sono alteri molto grandi,e freschi auanti ogni porta posti per o di (ne,che danno alle vie appare*za di giardini. E Città molt (p.32)
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prouista e in ogni strada v'è macello: e altre cose molte da mangiar. Si nauiga quasi tutta la città intorno le mura, per vn gran braccio di Fiume, che nella fossa han posto. La maggior parte della via per andar alla città è per campagne molto grandi, lequali si possono rigar tutte per la comodita, dell'acque: per ilche rende la terra frutto tre volte l'anno: aumentandosi la fertilità per esser rigata di questi fiumi (com'hò detto) di acqua dolce, per cagion della quale, anche con le barche raccogliono gli frutti, che queste campagne producono. Gl'alberi, frutti, ò animali: e tutte l'altre cose, che dalla terra si raccogliono, sono molto simili à quelle d'Europa.
Il modo di vestirse de li homini, e donne, è honesto. Hanno leggi per punir gl'adulterii. Le strade della terra sono in tal modo compartite, che gl'artifici d'una medesima arte stanno insieme: e nessuno può dar al suo figliuolo altra arte, che la sua. Nessuna persona lasciano andar otiosa, ò senza vfficio d'arte mechanica, ò di giustitia: ne anche li ciechi: liquali accio che non habbiano à mendicare: li fanno attendere à girar le mole. Ha questa gente tanto singular ingegno in cose mechanice, che mi pare non sia natione al mondo che in questo se le aguagli. Fra loro non permettono che alcuno diuenti grande e nobile: ne che habbia entrate perpetue: Et cosi non v'è luogo da far ribellione alcuna contro'l Prencipe; perche, oltre di ciò tiene anche ciascuno li suoi figliuoli, e parenti nelle sue città interamente sogetti all'vbidienza delli gouernatori, quali sono molto vigilanti sopra di loro. Ci hà riferito come cosa certa, vn ambasciador di Siaon, che teneua il Rè della china cinquecento giganti per sua guardia: e che eglistesso gl'haueua (p.33)

veduto: e cosi anche gli christiani comunemente lo dicono. E tanto abondante questa terra; che essendo in questo porto, doue ci trouiamo, più di trecento ò quatro cento miglia libre di pepe; e per cento miglia ducati in argento lauorato in vna sola naue, che adesso è venuta del Giappon; in spatio d'un mese in circa, ogni cosa si maltisce; come si da licenza, di cauar le sue mercantie à quelli di Cantaon per questa Isola di San Choan doue traficano li mercatanti forestieri con li Chinesi, vendendosi le sue robe in cambio d'altre che per l'India; e per Portugallo, e altre parti vanno: e il simile dicono si fa ogn'anno. Affermano li Chinesi che questa sola Prouincia di Cantaon (essendo pur la più di picola delle.13.che hà) rende ogni anno al Re più di sei cento mila libre d'argento: e benche paia questo esser troppo; se si considera l'impositioni e gravezze grandi, che vi sono pagando ciascuno dopò che è giunto agl'anni.18.di sua età infin alli sessanta, ogni anno sei monete, che saranno incirca vn terzo di scudo: e ogni casa altro tanto: e di tutte le mercantie che alla terra vengono, venti per cento: e di alcune, la mezza parte; parerà pobibile che gli renda d'entrata quello che ebi dicono. Vi son tanti Nauilii in questa terra, grandi e picoli; ch'è vna marauiglia. In ma*co d'un mese posero in ordine in questa città dugento otta*ta naui, e dieci milia homini di guerra in quelle, per andar contra li Giapponesi, i quali sono tanto valenti, che ve*gono à far correrie per la costa del mare della China; ruinando la terra; e cosi raunano molta gente, e naui per andar à combattere co* loro. Vogliono tanto male alli Giaponesi, che danno vn certo prezo come taglia per ogn'uno di loro, che sara ammazzato. (p.34)
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Nella gente ce tanta pace, che si in quelli, che gouernano, come in quelli che sono gouernati non si vede arma alcuna. La gente è molto dedita al mangiar e bere Li magistrati della terra sono molto da vedere, perche son tanto honorati, e accarezzati, che conuiene ogni tre anni far gouernatori nuoui, che sieno d'altri prouincie. Io mi stupisco di veder la tranquilla, con laqual si regge questa terra. Vi è vn huomo chiamato Enchasi, il quale hà l'assunto della giustitia criminale; e cn'altro per nome Ponchsi, che è come thesoriere ,che riceue l'entrate della Prouincia: Vn'altro gouerna le cose della guerra, e pace del mare: Vn'altro, chiamato Chaem, il qual porta nella sua veste per diuisa vn'occhio, e vna mano; è sopra tutti questi gouernatori già detti per veder se fanno ebi bene gl'uffici loro; priuandoli etiamdio di quelli se lasciascero di far il suo debito; come sarebbe se mancabino d'adempir le sentenze di morti, ò d'altri castighi, che vengono della regal corte confirmate. Vi è poi vn'altro che chiamano Sutaon; e costui è il maggior di tutti, come Vicerè: che ha l'uniuersal gouerno di tutta la Prouincia, vistandola tutta per sestesso. Ciascuno di questi gouernatori hà per diuisa vna barretta, datali dal Re: e certi vestimenti con l'arme del medesimo Re dorate, verso le spalle, che son certi Leoni. Et come hanno queste diuise ciascuno di loro nel grado suo è tanto venerato, che è vna maraviglia: Et è tanta la grauita e maestà, che rappresentano che quando segli conuien parlare; bisogna farlo da lungi inginocchioni. I palagi doue habitano son molto sontuosi e glieli da il Re medesimo. Et non pensiate: che questi gouernatori siano pochi; perche affermano i Chinesi, che solamente in questa Provincia di (p.35)

Canton, da il Re da viuere à cento miglia homini che solo per seruigio della giustitia, e per guardia della terra tiene. Et a costoro non segli può comunemente parlar: se non quando stano nel tribunal' in giudicio; e all'hora pur quello che da lor si vuole, segli domanda in scritto. Vi stanno portieri alla porta; e ogn'uno, che entra, grida con alta voce dicendo quel che vuole. L'armi che portano coloro che'l Re gli da: accio gl'accompagnino, son certe canne, due bracia lunghe; e larghe quanto vna mano, diuise per mezzo fatto sode al fuoco. Ogn'huomo ò ricco ò pouero ò alto, ò basso che sia, comandano sia con queste cane battuto, quando vogliono, etiamdio per leggier cosa: e danno queste botte sotto le giunture delle gambe quelli che le portano con tanta forza che chi ne riceue cinquanta; comunmente more, ò resta stropiato: perche gli rompe infin'all'ossa, e in mia presentia diedero ad vno dieci botte con queste canne: che se p* l'honor d'Iddio l'hauesse egli riceuute, credo che maggior dolore hauerebbe di queste dieci sentito, che delle quaranta manco vna, ne senti Sa* Paolo. Subito che'l giudicio è finito, serrano le porte: e come per sugello vi pongono di sopra certe carte incollate: e queste sono le medesime case, doue loro albergano. Quando escono fuori vanno sopra certe sedie di stato; e alcuni con caualli à mano gl'accompagnano; oltre li molti huomini del Re che portano sue ca*ne e altri con mazze; e altri con tauole con franze di feta alle spalle scritte, che dicono lo stato del Mandarin, ò vero Magistrato, e costoro per gran spatio vanno inanzi à due à due, dando spauenteuoli gridi, che diano luogo: e nessuno può per quella strada all'hora passar;entrandosene alcuni nelle case e per doue ha*no à passare, alcuni spaz- (p.36)
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zano la via: nellaquale non vi si sente voce alcuna, quando passano. E tanta la grauità finalmente di questi che gouernano, che infin'alli Portughesi, che la vanno per far sue mercantie, bisogna li parlino inginocchioni, e di discosto. Questa è la maggior difficultà, che truouo nella China nel faruisi christiani: che humanamente non pare basterebbe l'animo al popolo di pigliar nuoua legge senza a lice*za di quelli, che gouernano: ne quelli senza a hauerla dal Re credo la darebbono. Et pero, secondo l'asperienza, che hò della terra, due sole vie (pur difficili) mi par si potriano tener per entrare nella conuersione di quella, non parlando della gratia e concorso del spirito, ch'in ogni via è necessario. La prima hà piu dell'humano: e è di negotiar, che venga ambasciadore à questo Regno, per assettar le cose della pace, e accordi fra loro, e li Portughesi; e che col detto ambasciador vadino alcuni di nostra Compagnia, per poter andare, doue stà il Re, che dicono sarà mille e cinquecento miglia di viaggio dentro della terra; la maggior parte del quale si fa per fiume. Et perche giunto che fusse l'ambasciadore in Cantaon, disognerebbe v'aspettasse presso vn anno, in tanto che si andasse e tornasse dal Re con risolutione: ci sarebbe in questo mezzo tempo, commodita di pigliar prattica della lingua, e della region loro: e andando dopoi con l'ambasciador doue sta il Re, si cercherebbe d'ottener licenza di celebrar gl'ufficii diuini ,e di potersi occupare in opere pie e all'edificatione di probimi: e dopò che si hauesse alcuna notitia di loro vertù per mezzo dell'istesso ambasciador e anche per se medesimi quelli.P. della Compagnia, che vi andabero, potriano cercar d'ottener vn fuggello del Re; accioche li suoi vassalli; che vo- (p.37)

lessero accettar la legge del creatore, potessero liberamente farlo, senza scandalo ne pregiudicio suo e che ne li Ma*darini, ne gl'altri gouernatori glielo vietassero, anzi dessero favore à quelli, che la Religion Christiana seguitassero. Et cosi potria cominciarsi questa impresa; per che altrime*te ne il Re, ne li suoi Mandarini si lascieranno conuersare; ne se li può dar ragione della fede di IESV Christo saluatore nostro. L'altra via non è tanto fondata in mezzi humani; e ha bisogno delli diuini: come sarebbe : entrar due Padri della Compagnia in Cantaon con due lingue: e qua*do le naui di portughesi si partissero restar lì co* rischio delle canne: e cominciar à predicar la santibima fede, si nelle piazze come nelle case, e seli mettessero in prigione, non lasciar mai di annunciar la parola di Dio: e cosi nelle cose prospere, ò auuerse: nelle consolationi :ò afflittioni, proporla sempre tenendo molto ferma fede, e speranza; che se'l grano di frumento morrà, darà spighe e frutto. Vero è, che à questo trouo pur vn'inconueniente che non vi sono interpreti, ò lingue, se non giouani Chinesi, liquali occorre*doli qualche trauaglio, si perdono d'animo, ne hanno anche discretione per dichiarar le cose d'Iddio, che li sono dette, oltre, che si disdicono; non hauendo la constanza, che si co*uiene per perseuerare: nelle vertù per dar buon'essempio di sua vita à coloro, che la sua dottrina sentiranno.
Grandemente desiderava poter io restar nella China; sela cura a che hò: e compagnia che pel Giappon meno meco, me l'hauessero permesso. Cosi etiamdio desiderava lasciarui al meno vn fratello, che potesse imparar la lingua: ma non mi bastò l'animo metterlo à questo rischio, senza licenza del gouernatore, laquale, mi diceuano pur quelli (p.38)
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della terra, non gli sarebbe data: ne mai hò hauto comodita di poter presentargli perciò vna supplica. E questa gente Chinesa, in quanto hò potuto conoscere, di molto buon'intelletto e l'harebbeno anche migliore, se fussero ebi christiani: perche si ritrarebbono dalli vitii carnali, che molto oscurano il giudicio. Per l'opere artificiali, e negocii di co*prar e vendere le cose necessarie alla sostentatione della vita temporole, hanno li Chinesi molto ingegno: ma pel negocio dell'anima più importante: mai vidi gente tanto cieca. A quelche mostrauano: e io ho potuto intendere da loro, non arriuano ad intendere, che l'anima sia immortale, ne che vi sia vn solo Iddio creator di tutte le cose, ne sperano premio, ò temeno punitione nell'altra vita.
Di quà viene, che tutti li suoi negocii appartenenti all'anima sono appresso di loro in assai poca stima. I lor sacerdoti non hanno altre solennità, chericeuere vna barreta à modo di cappelli albanesi: e tutti vanno rasi. Et questi sono della gente più vile e più disprezzata tra loro. Desideraua trouar alcuno letterato, che della legge, che tengono, mi desse raguaglio: ma non l'hò trouato. Hanno Idoli molto grandi, e ogn'vno insua casa li suoi: senza fargli altra oratione che profumarli con vn poco di odore. Le cose alle quali dano più fede: sono le sorti,per che tutto quel che cominciano ,sogliono per sorti cominciarlo:e se non gli riescono certe; gl'Idoli ne fanno penitenza, percioche li battono in tal caso molto bene. Quelche in questa parte col mio debole giudicio sento, è, che se venissero qui alcuni Padri della Compagnia che imparassero bien la lingua; e hauessero molto spirito; e facesse Iddio Nostro Signore per quelli alcuni miracoli; e (p.39)

concedesse la bontà sua gratia ad alcuni delli Chinesi,che si potesse in loro piantar la fede di Christo.N.S.che si farebbe qui gran frutto; e crescerebbe con molto aumento, aiutando Iddio quelli, che gouernano, acciò non dessero impedimento. Due volte dopoi che qui arriuai, sono andato alla città Di Cantaon; fermandomi in quella vn mese, per ciascuna volta.La prima fu per vedere, se poteva liberar di cattiuità tre Portughesi persone honorate; e altri tre christiani della terra, che nella medesima città stauano prigioni, in luoghi tanto terribili; che vedendo di loro, per nome Mathio di Brito che'l Mandarin fece auanti di noi venir, scalzo senza baretta, con manette à tutte due li'mani; con una tauola che dal collo gli pendeua, con certe lettere; che dichiarauano il suo delitto: e con vna catena alli piedi; ci venne di lui gran compabione e anche degl'altri, che nel medesimo modo diceuano stare. Il qual modo s'usa con quelli che in caso di morte fossero incorsi. Questi e altri cattiui sono nella China per esserui prima guerra tra loro, laquale da poco tempo in qua è terminaua, essendoui in suo luogo già risposta la pace. Quando nel tempo della guerra detta si perdeua qualche naue, hauendo alle mani gli huomini gl'amnmazzauano; ò pigliauano prigioni: ilche adesso non si fa per esser d'accordo con loro i Portughesi, come hò detto. Potrauo io per riscatar questi prigioni, vn poco d'ambra; che sei anni sono il Re della China cerca, con grandi promesse à chi gliela portasse; perche nelli suoi libri trouano, che da lunga vita alli vecchi, se la mangiassero con certe confettioni.
La seconda volta andai per conto delli medesimi prigio ni p* dar al Principal delli gouernatori; acciò gli liberasse, (p.40)

mille e cinquecento ducati, che per riscatto loro mi hanno prestato: e s'hauesse effetto, io hauerei a cercar di limosina questi danari, e restituirli: e spero che alcuni di quelli, ne caueremo quest'anno.
Non mi estendo più in parlar della China; p*che se ogni cosa volebi scriuere, sarebbe non finir mai. Piaccia alla diuina bontà, che à questa cosi gran populatione, qual mai sentì nuoua alcuna dell'Euangelio; e venuta d'Iddio in terra; presto le sia per li Padri della Compagnia nostra dinuntiata. Io sono entrato come spia della terra di promissione: per dar nuove di quella; e quantunque in essa si trouino giganti, dirò con Iosue, e Caleph; che se l'omnipotente Iddio, à chi seruiamo, ci aiuterà, entreremo nelle città fortificate, e goderemo del mele e del butiro, che della terra mana.
Il viaggio nostro pel Giappon, ilqual infin'adesso c'è stato tanto difficile, che in due anni dopoi che dall'India partimmo, non l'habbiamo potuto finire; adesso ce s'è fatto tanto facile, per la bontà diuina, che siamo pregati da diuersi, che volebimo la nelle sue naui passare. Dieci ò dodici di sono, che arriuò qui vna naue di la molto ricca: Et la maggior parte di Portughesi che qui si ritrouano, vogliono andar à passar l'inuernatà nel Giappon, acciò che venuto il Maggio sequente che è il tempo delle motioni, possano di la partire.
I Portughesi venuti dal Giapon, che adesso qui si ritruouano, hanno tanto feruore, e ammiratione di quanto la diuina gratia vada nelli cuori delli Giapponesi propangandosi; e di quanto aumento faccia quella christianità in numero; e non meno in vertu; che bastò per riscaldar in (p.41)

modo l'andata nostra la; che il freddo, che parauentura la molta dilatione poteua hauerci causato, al tutto dal fervore di costoro è stato da noi discacciato; benche per altra parte questi principii tanto difficili, mi danno causa di maggiormente sperare, che Iddio. N.S. habbia d'essere molto seruito di noi in quella natione. Questo Maggio saranno due anni, che ci partimmo dal Coleggio di Goa; e la maggior parte del tempo siamo stati nel mare. Molto più mi sarei consolato che fusse stato spesso da noi questo tempo con piu frutto dell'anime di probimi; Nientedimeno mi consolano li trenta anni, che'l. S.N.visse in terra auanti di predicare: e li dua della prigione di san Paolo; e il suo inuernar in quell'Isola di Malta doue la sua naue si perse. Vero è che per la diuina bontà non s'è mancato mai d'insegnar la dottrina alli giouani, ne di predicar, e essortar tutti li Portughesi: delli quali molti in queste bande vanno grandemente dimenticati della verità; parte per lo troppo desiderio di guadagnar nelle sue compre, e vendite parte per le loro schiaue; delle quali molti di loro si seruono male. Oltre li Portughesi venutti dal Giappon, etiam per lettere delli nostri, che la sono, habbiamo inteso quanto si va moltiplicando la chiesa d'Iddio in quelli Paesi; laqual tutta via si spera farà con la nostra andata maggior'aumento, e perciò mi è parso, esser la volontà d'Iddio, e di nostro Padre Ignatio, che seguitamo questo viaggio. Se pur hauesse piaciuto à Dio.N.S. che io hauebi hauto più chiara signification della voluntà della santa obedientia; in mezzo delli pericoli trauagli, e dubitationi; piu singular consolatione mi sarebbe stata, l'esser stato certificato della volonta d'Iddio. (p.42)

O fratelli miei charibimi quanto sacra cosa è l'obedienza, che rimuoue li dubii, da*do perfetta pace e quiete nell'opere nostre: facendoci manifestamente conoscere che caminiamo bene. Io vorrei piu tosto per l'obedienza errare, che con la volontà propria non errare: e non senza cagione, imperoche per esperienza truouo;che colui che in ogni cosa vuol ritrouar il meglio, e seruir piu fedelmente à Dio; delle due cose hà di hauer l'una: ò che sia lui tanto perfetto, e spirituale, che l'vnitione dello spirito santo in tutto lo regga e gouerni; essendo guidato per l'altibimo principio dell'eterna sapienza nelle sue operationi: ò vero s'hà da sottomettere perfettamente à chi lo gouerni, come ad istromento della diuina prouidenza: in modo, che nessun'altra cosa vogli, ò cerchi, se non quello che l'obedienza gl'ordinerà: e cosi verebbe à procedere in ogni cosa molto al sicuro, senz'essere agitato, ne inquietato'l suo spirito nell'opere, che del diuino seruigio tratta. Quanto à me; be*che qualche dubio mesi sia offerto, nondimeno mi sono risoluto aiutandomi la gratia d'Iddio, aspettar, qui nella China la motione: che è nel Maggio: e all'hora proseguire tutti il nostro pellegrinaggio.

NARA QVI QVESTO PADRE L'OPEra pia di Luigi d'Almeyda laqual per esser in altra lettera di queste, narrata, si lascia: ponendo solo quello che lui aggiunge à detta lettera ch'è quelche seguita.

Il Padre Baldassar, e Luigi d'Almeyda parlorono al Re di Bungo, e ottenero, che lui s'obligasse à dar (p.43)

li bambini e le balie per quelli; et detto Luigi à far la spesa per alleuarli: e cosi il detto Luigi mosso dalla loro pietà resta in Bungo; e non solamente le creature si battezzano, ma etiam le balie donne pouere: delche risulta in tutta la terra del Giappon grand'edificatione. Il medesimo Luigi vedendo che io non giungeua là dubitando, che'l mancamento d'imbarcatione non m'intratenesse; diede due milia ducati ad vn'amico che me li portasse; acciò finibi co* quelle il resto del viaggio: Ma per la bontà d'Iddio, non mi sara*no necessarii; imperciò che qui si sono trouati due, ò tre nauilii, che col primo tempo passaranno al Giappon, nelliquali c'imbarcheremo. Lui aspetta l'andata nostra, disiderando, che Iddio.N.S. gl'insegni per mezzo nostro, quel modo di viuiere nelqual meglio possa seruirlo; e meglio saluar l'anima sua. Resto pregando Iddio. N.S si degni à tutti far sentir sua santa volontà e quella perfettamente adim pire. Di Machuan porto della China.li.23.di Nouembre. 1555.

Melchior Nugnez. [p.44]